proiezione villa carcina

Raccontare l’obitorio – Racconti dalla distribuzione

Raccontare ciò che nel film non c’è.

LA FINE, IL NOSTRO INIZIO

In una situazione che riguarda la salute, parlare dell’obitorio è come guardare un film partendo dalla fine, da quel punto che conclude la frase, da quell’orizzonte che diventa buio al tramonto.

Non è semplice dare un senso alla fine se non si è vissuta la storia, ma si può dare un senso alla storia se si riesce a vivere degnamente la fine. Noi siamo stati la retrovia di una guerra combattuta nei reparti, per noi non più la lotta per la vita, la corsa contro il tempo, la paura e la speranza, per noi solo l’ultima stazione prima di un viaggio eterno. In quei giorni, quelle mani ormai fredde sono state per noi l’unico contatto umano nella tempesta asettica che si era abbattuta sul mondo intero.

Poteva toccare a ognuno di noi. Così, ognuno di loro, ognuno di quei corpi sfortunati e coi segni della sofferenza presenti ovunque, è diventato un nostro genitore, un nostro fratello, una nostra sorella, un nostro nonno e un nostro amico e come tali li abbiamo trattati: parlando con loro, vestendoli con il loro ultimo abito, con tutto l’onore che va reso ai guerrieri e con tutto l’amore di cui eravamo capaci.

Nessuno è stato abbandonato o trattato con sufficienza, ognuno di loro ha avuto un nome, una dignità, un fiore e un pensiero speciale.

Perché speciale era la situazione, ho imparato, guardando i soldati al mio fianco, che nelle situazioni speciali e disperate, gli esseri umani sono capaci di grandi cose, di una generosità infinita di tempo, di passione, di lacrime e di forza. Ed è la forza che ci ha spinto ad andare avanti, giorno dopo giorno, nel buio pesto di quelle settimane interminabili e nel freddo di quelle mura, nei nostri visi coperti dalle mascherine, nei nostri nasi spellati e nelle mani bruciate dai disinfettanti.

Parlavamo con gli occhi, e negli occhi degli altri ci riconoscevamo, negli occhi pieni di dolore dei parenti che supplicavano un ultimo saluto ai loro cari, negli occhi stanchi, e a volte persi, di chi lavorava al nostro fianco, negli occhi riconoscenti dei superiori che venivano a vedere come andava…

No, non è facile guardare un film dalla fine, ma per chi quella fine l’ha vissuta e curata come se fosse il cuore stesso della storia, guardare l’inizio e tutti gli altri fotogrammi, ha dato un senso compiuto al proprio lavoro, perché il mondo non comincia e non finisce mai da nessuna parte, perché l’esistenza stessa non ha né un inizio né una fine, ma è semplicemente parte del tutto, parte di questa avventura a volte felice e a volte triste che chiamiamo vita che è stato un onore aver vissuto.

Grazie a IO RESTO, perché ha reso la videocamera un cuore, quell’organo non più grande di un pugno che sa contenere cose incredibili: i sogni più grandi, le imprese più incredibili e la forza, quando serve, di battere all’unisono…

 

Mariateresa, coordinatrice Obitorio Spedali Civili di Brescia


Mariateresa non è una delle protagoniste di Io Resto e l’Obitorio non è stato filmato. Tuttavia, come in altre situazioni, si è ritenuto fondamentale invitare Mariateresa e alcune sue colleghe a parlare della loro esperienza durante alcune proiezioni del film (Nuovo Cinema Eden di Brescia, 5 dicembre 2021; Cinema Comunale di Villa Carcina (BS), 20 novembre 2022). In entrambe le occasioni, la loro testimonianza ricca, densa, catartica, ha avvicinato i presenti a una dimensione invisibile degli ospedali, aumentando il messaggio del film.

Permettere a queste testimoni di raccontare la loro storia durante le proiezioni fa parte della filosofia della distribuzione di Io Resto.

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